il rubino e le sue caratteristiche

scheda tecnica

SPECIE: CORINDONE
CLASSE MINERALOGICA: ossido
GRUPPO: dimetrico
SISTEMA CRISTALLINO: trigonale
FORMULA CHIMICA: Al2O3
ABITO: prismatico o bipiramidale
DUREZZA: 9
PESO SPECIFICO: 4,00 (±0,10)
INDICE DI RIFRAZIONE: 1,762 - 1,770 (+ 0,009 / - 0,005)
BIRIFRANGENZA: 0,008 (+0,002)
DISPERSIONE: 0,018
COLORE: rosso, rosso-violaceo, rosso-rosato
LUCENTEZZA: vitrea (fino a subadamantina)
TRASPARENZA: da trasparente a traslucida ad opaca (chiamato radice)
GENESI: metamorfica e magmatica
PLEOCROISMO: dicroismo da medio a forte

Il rubino, gemma rossa per eccellenza, è la varietà di maggior pregio del corindone. Il nome deriva dal latino rubeus che vuol dire rosso. Conosciuto fin dal primo millennio a.C., veniva denominato “carbunculus”, insieme a tutte le altre pietre rosse, come ad esempio spinello e granato, che quindi erano facilmente confusi con il rubino.
Attualmente il rubino di migliore qualità è considerato un minerale abbastanza raro e soprattutto difficile da reperire in campioni di elevata caratura. Sono preferiti tagli quale l’ovale, l’ottagonale a gradini, il cuscino e, qualora il materiale si presenti traslucido o addirittura opaco, il cabochon.

Il colore può variare dal rosso vermiglio infuocato ad un rosso violaceo, ma, dato il pleocroismo, anche nella stessa pietra sono presenti sfumature diverse, in una direzione tendente al rosso vivo, talvolta al rosso mattone, nell’altra tendente al rosso vermiglio. Il colore, inoltre, è abbinato ad una sensibile fluorescenza rossa, stimolata anche dalla luce di una normale lampada ad incandescenza, ma soprattutto dalla luce solare diretta, ricca di raggi ultravioletti. E’ per questo motivo che i rubini in pieno sole o alla lampada divengono di colore rosso più vivo, e che quelli rosso-violacei appaiono “più rossi”. È assolutamente da sottolineare come, nell’ultimo decennio specialmente, trattamenti di infiltrazione e riempimento ( glass filling ) di ultima generazione, abbinati od affiancati alle termodiffusioni, abbiano reso indispensabile la massima cautela nell’approcciarsi all’acquisto di questa intrigante gemma e suggeriscano la scelta di fornitori di comprovata fiducia e perizia.

Rubino

STORIA, CURIOSITA’, GEMME CELEBRI

Secondo Plinio le pietre rosse venivano suddivise in carbonchi maschi e carbonchi femmine, a seconda del colore più o meno intenso e, come già detto, anche il rubino rientrava in questa classificazione.
Nell’antichità possedere rubini era segno di dominio, vittoria, amore e fede.
Secondo una delle tante leggende che riguardano questa gemma, la spada dei Burgundi, conquistata da Sigfrido che sconfisse i Nibelunghi, avrebbe avuto l’impugnatura tempestata di rubini.

Il famoso commerciante di gemme Tavernier, vissuto nel diciassettesimo secolo, scrisse di aver visto durante i suoi numerosi viaggi molti rubini di considerevole caratura e bellezza fra i quali, in India, quello del Re di Bijapur: un cabochon di 17,5 ct.
Altri rubini famosi sono il “ Peace Ruby” di 42 ct, il “Chatrapati Manick Ruby” di circa 40 ct, l’“Edwardes” di 167 ct (conservato nel British Museum di Londra), un esemplare di 250 ct incastonato nella Corona di Carlo IV del 1346 (conservato a Praga), un rubino birmano di 27,11 ct (conservato nel Museo Narodni di Praga) e, fra quelli asteria, il “De Long” di 100 ct circa (conservato nel Museum of Natural History di New York) e il “Rosser Reeves” di 138,7 ct (conservato nella Smithsonian Institution di Washington).

corona rubini

giacimenti di rubini

I più importanti giacimenti del mondo, in riferimento alla bellezza degli esemplari, rimangono quelli del Myanmar (ex Birmania). Dalla regione di Mogok, provengono i rubini di colore più bello, più vermiglio, anche se sempre con una punta di carminio.
Anche dallo Sri Lanka e dal Siam provengono rubini, pur se in quantità molto più limitata: di colore un po’ chiaro, tendente al rosa, possono essere piuttosto belli, con un effetto di notevole lucentezza e vivacità d’insieme.
Inoltre rubini provengono anche dalla Cambogia, in quantità limitata ma spesso di bellezza non indifferente.
Negli ultimi anni anche l’Africa (con Madagascar e Tanzania) è divenuta una realtà estrattiva di primissimo piano con quantitativi importanti di rubini, di colore appena meno gradevole dei rubini birmani.

rubini a forma di cuore
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